Il nuovo impianto fiscale rende più chiara la gestione della successione ereditaria: donazioni e successione viaggiano ora su binari separati, alcuni beni restano esclusi dalla dichiarazione e in determinati casi l’ademp.
Tra le segnalazioni del Centro Studi Italcase particolare novità riguarda il quadro fiscale in materia di successione ereditaria che diventa più lineare grazie alle novità introdotte dalla riforma attuata con il D.Lgs. 123/2025, in vigore dal 1° gennaio 2026.
Per famiglie, proprietari immobiliari e operatori del settore, cambia soprattutto il modo di leggere il rapporto tra patrimonio ereditato, beni da dichiarare e imposta dovuta.
Uno dei punti più rilevanti riguarda i beni che non concorrono alla formazione dell’attivo ereditario imponibile. Restano infatti esclusi dalla dichiarazione alcuni beni che il legislatore considera fiscalmente irrilevanti o già disciplinati in modo autonomo, come i beni di modico valore, i titoli di Stato, le indennità di fine rapporto e le somme corrisposte in forza di polizze vita. In questi casi, tali valori non entrano nel calcolo della base imponibile e non devono essere indicati nella dichiarazione di successione.
La novità più significativa è però l’eliminazione del cosiddetto coacervo, cioè del precedente meccanismo che imponeva di sommare le donazioni effettuate in vita dal defunto al patrimonio trasferito per successione, ai fini del calcolo dell’imposta. Con la riforma, successione e donazioni vengono trattate separatamente. Questo comporta un effetto concreto favorevole per gli eredi, perché rende più semplice l’accesso alle franchigie e offre maggiore certezza nella pianificazione patrimoniale.
Sul piano operativo, le donazioni formalizzate in vita non devono essere nuovamente riportate nella successione solo per incidere sul calcolo dell’imposta successoria. Si tratta di una modifica che semplifica la lettura fiscale del trasferimento patrimoniale e riduce il peso di precedenti attribuzioni effettuate dal de cuius.
Resta inoltre confermato il tema delle agevolazioni, tra cui quelle previste per la prima casa, che continuano a rappresentare un elemento di forte interesse nelle successioni che coinvolgono beni immobili. La possibilità di accedere a benefici fiscali specifici rende ancora più importante verificare con attenzione requisiti soggettivi e oggettivi prima della presentazione della dichiarazione.
Non in tutti i casi, però, la dichiarazione di successione è obbligatoria. L’adempimento non è richiesto quando l’eredità è devoluta esclusivamente al coniuge e ai figli, non comprende beni immobili e il valore complessivo dell’attivo ereditario non supera i 100.000 euro. In questa ipotesi, il legislatore ha previsto un’esenzione dall’obbligo formale, ritenendo sproporzionato imporre la dichiarazione per patrimoni di modesta entità e privi di immobili.
È importante distinguere con precisione due concetti che spesso vengono confusi: esonero dalla dichiarazione ed esenzione dall’imposta non coincidono. Anche quando non si paga imposta di successione, infatti, la dichiarazione può restare comunque dovuta. I figli continuano a beneficiare della franchigia di 1 milione di euro per ciascun erede, soglia che nella pratica esclude dalla tassazione molte successioni familiari, ma non elimina automaticamente l’obbligo dichiarativo nei casi previsti dalla legge.
Sotto il profilo temporale, la dichiarazione di successione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data del decesso, cioè dall’apertura della successione. L’omessa presentazione, quando dovuta, può comportare sanzioni anche rilevanti. Per questo motivo, la corretta individuazione dei beni da dichiarare, dei beni esclusi e dei casi di esonero assume un valore centrale nella gestione del passaggio ereditario.
Per il settore immobiliare, queste novità meritano particolare attenzione. Nelle successioni che comprendono immobili, una lettura corretta del quadro fiscale consente di impostare meglio le verifiche documentali, la valutazione del patrimonio e i successivi passaggi operativi, anche in vista di eventuali vendite o divisioni ereditarie.
In sintesi: cosa cambia
le donazioni non si sommano più alla successione per il calcolo dell’imposta;
alcuni beni restano esclusi dalla dichiarazione;
in casi specifici la dichiarazione non è dovuta;
l’esenzione dall’imposta non coincide con l’esonero dall’adempimento;
restano fondamentali tempi, requisiti e corrette verifiche documentali.
Precisa il Centro Studi Italcase attenzione, il nuovo assetto normativo va nella direzione di una maggiore semplificazione, ma non elimina la necessità di una valutazione puntuale caso per caso. Nelle successioni con presenza di beni immobili, la corretta impostazione fiscale e documentale resta essenziale per evitare errori, ritardi e criticità nelle fasi successive di gestione e commercializzazione del patrimonio.
